Premio Lorenzo Claris Appiani 2026

Maurizio De Rosa ed Elisabetta Garieri vincono il Premio Lorenzo Claris Appiani 2026 e, rispettivamente, per la traduzione de "La grande chimera" (Aiora) di M. Karagatsis e per la traduzione di "Deepfake" (Baldini+Castoldi) di Makis Malafekas. La cerimonia di premiazione, a cui parteciperanno i traduttori e i membri della giuria, avverrà durante la prima giornata dell’Elba Book Festival, martedì 21 luglio, alle 18:15, nella piazza di Rio nell'Elba. 

Il premio Lorenzo Claris Appiani, concepito undici anni fa per celebrare la memoria del giovane avvocato ucciso nel Palazzo di Giustizia di Milano e il legame con la sua terra di origine, ha l’obiettivo di dare luce alle figure spesso invisibili di traduttori e traduttrici, attori insostituibili e necessari nel delicato processo di mediazione culturale; inoltre si propone di dare risalto al valore culturale e sociale non solo del mestiere del traduttore, ma anche della letteratura e dell’editoria indipendente. Per l’undicesima edizione del premio, nato proprio nell’alveo del festival elbano, la famiglia Appiani, in accordo con le componenti della giuria, ha scelto di premiare un’opera tradotta dalla lingua neogreca, che quest’anno è stata anche la lingua ospite al Salone Internazionale del libro di Torino, partner del Premio stesso. 

Il premio Lorenzo Claris Appiani, riservato agli editori indipendenti e alle loro pubblicazioni, è promosso dalla famiglia Appiani, dall’Associazione Culturale Elba Book Festival e dall’Università per Stranieri di Siena, che garantisce anche il supporto scientifico, e si svolge con il patrocinio del Comune di Rio. Per l’anno 2026 la giuria è composta da: Giulia Marcucci, presidente, professoressa di lingua e traduzione russa presso l'Università per Stranieri di Siena dove dirige il Centro Studi sulla Traduzione (CeST) e coordina il Dottorato in Studi di Traduzione, traduce saggistica e narrativa russa; da Ilide Carmignani, traduttrice dallo spagnolo e curatrice della sezione “L’Autoreinvisibile” al Salone Internazionale del libro di Torino; da Tommaso Braccini, ordinario di Filologia greca e latina presso l'Università di Siena, oltre che saggista e traduttore a sua volta.

LE MOTIVAZIONI DELLA GIURIA
"La grande chimera", capolavoro della letteratura neogreca, offre una scrittura di straordinaria complessità, sospesa tra realismo psicologico e liricità tragica. Il fulcro dell'opera risiede nel fatale scontro tra la mentalità occidentale, razionale e cartesiana della protagonista francese, Marina, e la forza ancestrale, dionisiaca e a tratti spietata della terra greca, qui rievocata attraverso descrizioni di sfolgorante ricchezza visiva e sensoriale, capaci di farsi esse stesse spazio interiore. Maurizio De Rosa, uno dei massimi neoellenisti italiani, ha affrontato questa sfida con impeccabile rigore filologico, riuscendo a rendere mirabilmente nella nostra lingua la prosa densa, sensuale e a tratti febbrile dell'autore, senza trascurare il corpo sonoro, di cui ricrea puntualmente la musicalità dal ritmo ipnotico. L’eccezionale sensibilità interpretativa di De Rosa restituisce intatte le oscillazioni emotive dei personaggi, l'eros tormentato, il senso del fato e la progressiva discesa agli inferi della protagonista, modellandosi sulle stratificazioni del testo originale senza mai smarrirne la forza espressiva. La giuria è onorata di assegnare questo riconoscimento a Maurizio De Rosa per aver reso accessibile, con rispetto devoto e geniale intuizione linguistica, il demone creativo di Karagatsis alla lingua e alla cultura italiana.

Per quanto riguarda la traduzione di "Deepfake", la giuria ha apprezzato il virtuosismo della traduttrice, che ha saputo rendere con efficacia un greco gergale e ricco di termini slang, attingendo all’italiano contemporaneo in maniera felice e mai banale o meccanica. In questo caso, la traduzione attinge alla vita, prima ancora che ai dizionari, anche perché molti dei termini tradotti ancora non sono censiti nei lessici, né dell’una né dell’altra lingua. Allo stesso tempo, Garieri ha saputo ricreare un ritmo serrato, talora indiavolato, e veicolare con efficacia la particolare atmosfera da “noir mediterraneo” dell’originale, agevolando per il lettore, nel rispetto dell’opera di partenza, la comprensione dei molteplici sottesi culturali, politici e di costume presenti in filigrana nel libro di Malafekas. Tutto ciò risulta ancora più rimarchevole e lodevole se si pensa che questo lavoro così pregevole è stato compiuto su un romanzo che appartiene senz’altro (e lo diciamo senza alcuna deminutio) alla narrativa di genere. Ovvero a quella che fondamentalmente ha il maggiore impatto sul lettore “medio”, per così dire. E che, in questo caso, ha il beneficio di poter fruire di una traduzione di ottima qualità. 

Maurizio De Rosa ed Elisabetta Garieri vincono il Premio Lorenzo Claris Appiani 2026 e, rispettivamente, per la traduzione de "La grande chimera" (Aiora) di M. Karagatsis e per la traduzione di "Deepfake" (Baldini+Castoldi) di Makis Malafekas. La cerimonia di premiazione, a cui parteciperanno i traduttori e i membri della giuria, avverrà durante la prima giornata dell’Elba Book Festival, martedì 21 luglio, alle 18:15, nella piazza di Rio nell'Elba. 

Il premio Lorenzo Claris Appiani, concepito undici anni fa per celebrare la memoria del giovane avvocato ucciso nel Palazzo di Giustizia di Milano e il legame con la sua terra di origine, ha l’obiettivo di dare luce alle figure spesso invisibili di traduttori e traduttrici, attori insostituibili e necessari nel delicato processo di mediazione culturale; inoltre si propone di dare risalto al valore culturale e sociale non solo del mestiere del traduttore, ma anche della letteratura e dell’editoria indipendente. Per l’undicesima edizione del premio, nato proprio nell’alveo del festival elbano, la famiglia Appiani, in accordo con le componenti della giuria, ha scelto di premiare un’opera tradotta dalla lingua neogreca, che quest’anno è stata anche la lingua ospite al Salone Internazionale del libro di Torino, partner del Premio stesso. 

Il premio Lorenzo Claris Appiani, riservato agli editori indipendenti e alle loro pubblicazioni, è promosso dalla famiglia Appiani, dall’Associazione Culturale Elba Book Festival e dall’Università per Stranieri di Siena, che garantisce anche il supporto scientifico, e si svolge con il patrocinio del Comune di Rio. Per l’anno 2026 la giuria è composta da: Giulia Marcucci, presidente, professoressa di lingua e traduzione russa presso l'Università per Stranieri di Siena dove dirige il Centro Studi sulla Traduzione (CeST) e coordina il Dottorato in Studi di Traduzione, traduce saggistica e narrativa russa; da Ilide Carmignani, traduttrice dallo spagnolo e curatrice della sezione “L’Autoreinvisibile” al Salone Internazionale del libro di Torino; da Tommaso Braccini, ordinario di Filologia greca e latina presso l'Università di Siena, oltre che saggista e traduttore a sua volta.

LE MOTIVAZIONI DELLA GIURIA
"La grande chimera", capolavoro della letteratura neogreca, offre una scrittura di straordinaria complessità, sospesa tra realismo psicologico e liricità tragica. Il fulcro dell'opera risiede nel fatale scontro tra la mentalità occidentale, razionale e cartesiana della protagonista francese, Marina, e la forza ancestrale, dionisiaca e a tratti spietata della terra greca, qui rievocata attraverso descrizioni di sfolgorante ricchezza visiva e sensoriale, capaci di farsi esse stesse spazio interiore. Maurizio De Rosa, uno dei massimi neoellenisti italiani, ha affrontato questa sfida con impeccabile rigore filologico, riuscendo a rendere mirabilmente nella nostra lingua la prosa densa, sensuale e a tratti febbrile dell'autore, senza trascurare il corpo sonoro, di cui ricrea puntualmente la musicalità dal ritmo ipnotico. L’eccezionale sensibilità interpretativa di De Rosa restituisce intatte le oscillazioni emotive dei personaggi, l'eros tormentato, il senso del fato e la progressiva discesa agli inferi della protagonista, modellandosi sulle stratificazioni del testo originale senza mai smarrirne la forza espressiva. La giuria è onorata di assegnare questo riconoscimento a Maurizio De Rosa per aver reso accessibile, con rispetto devoto e geniale intuizione linguistica, il demone creativo di Karagatsis alla lingua e alla cultura italiana.

Per quanto riguarda la traduzione di "Deepfake", la giuria ha apprezzato il virtuosismo della traduttrice, che ha saputo rendere con efficacia un greco gergale e ricco di termini slang, attingendo all’italiano contemporaneo in maniera felice e mai banale o meccanica. In questo caso, la traduzione attinge alla vita, prima ancora che ai dizionari, anche perché molti dei termini tradotti ancora non sono censiti nei lessici, né dell’una né dell’altra lingua. Allo stesso tempo, Garieri ha saputo ricreare un ritmo serrato, talora indiavolato, e veicolare con efficacia la particolare atmosfera da “noir mediterraneo” dell’originale, agevolando per il lettore, nel rispetto dell’opera di partenza, la comprensione dei molteplici sottesi culturali, politici e di costume presenti in filigrana nel libro di Malafekas. Tutto ciò risulta ancora più rimarchevole e lodevole se si pensa che questo lavoro così pregevole è stato compiuto su un romanzo che appartiene senz’altro (e lo diciamo senza alcuna deminutio) alla narrativa di genere. Ovvero a quella che fondamentalmente ha il maggiore impatto sul lettore “medio”, per così dire. E che, in questo caso, ha il beneficio di poter fruire di una traduzione di ottima qualità.