Il ricordo di Cosimo Scaglioso

Il 5 gennaio è venuto a mancare Cosimo Scaglioso,  professore emerito di Pedagogia generale, direttore del Centro di ricerca e sperimentazione di educazione permanente – CeRSDEP e preside della Facoltà Lingua e Cultura Italiana del nostro ateneo dal 1996 al 1997; Scaglioso è stato inoltre consigliere comunale a Siena negli anni Settanta e senatore della Repubblica dal 1994 al 1996. Pubblichiamo qui il ricordo del rettore Tomaso Montanari:

“Sono molte le ragioni per cui vorrei celebrare la figura di Cosimo Scaglioso, esprimendogli gratitudine – a nome mio personale, e di tutta la comunità accademica della Stranieri.
Non ho fatto in tempo a conoscerlo come docente in servizio, né come preside, ruolo nel quale ebbe modo di servire con dedizione l’istituzione universitaria. L’ho però conosciuto come cittadino della Repubblica ancora visceralmente sollecito del bene comune. Scaglioso aveva avuto modo di esprimere al massimo livello possibile il suo impegno per la polis, come senatore della Repubblica. Ma anche dopo la fine di quell’alto incarico non aveva mai cessato di lavorare all’attuazione del progetto costituzionale, in coerenza con i suoi personali valori, quelli di un cristianesimo sociale particolarmente attento alla pace tra i popoli, alla giustizia economica, all’eguaglianza sostanziale. Valori la cui sistematica negazione attuale ci fa sentire oggi ancora più cari, e urgenti.

Conoscendolo in questa veste, l’ho in fondo potuto conoscere anche come ricercatore e docente, perché lo sguardo politico di Cosimo Scaglioso è sempre stato inseparabile dallo sguardo del pedagogista. Di chi era convinto, con don Lorenzo Milani, che solo l’istruzione, l’alfabetizzazione, la lettura e la scrittura avrebbero potuto liberare davvero le classi subalterne. Una grande questione che oggi, con l’avvento di un nuovo analfabetismo di massa a trazione digitale, è forse la più urgente. Perché è da essa che dipende la sopravvivenza stessa della nostra civiltà.

Infine, vorrei ricordare l’amico Cosimo con le sue stesse parole, quelle con cui scelse di chiudere un suo bell’intervento del 2002, pubblicato in un volume promosso dalla Regione Toscana, e curato da lui stesso, dal titolo La pace come progetto di scuola. Itinerari culturali e pratiche didattiche. Ho scelto queste parole perché hanno, sì, il sapore, che oggi ci pare amaro, del congedo ma anche quello di una apertura al futuro che passi attraverso un impegno in prima persona:

«A chiusura di questa nota per sancire anche personalmente una scelta e un impegno che mi auguro possano essere di tutti, ripropongo il Manifesto 2000. Pour une culture de la paix e de la non-violence redatto in occasione dell’Anno internazionale della cultura della pace, da un gruppo di personalità insignite del premio Nobel per la pace, al quale dichiaro la mia adesione:
Cosciente della mia parte di responsabilità di fronte al futuro dell’umanità, e in particolare dei bambini di oggi e di domani, mi impegno, nella vita quotidiana, in famiglia, al lavoro, nella mia comunità, nel mio paese e nella mia regione a:
– rispettare la vita e la dignità di ogni essere umano senza alcuna discriminazione né pregiudizio;
– praticare la non-violenza attiva, rifiutando la violenza in tutte le sue forme: fisica, sessuale, psicologica, economica e sociale, in particolare nei confronti dei più deboli e vulnerabili, come i bambini e gli adolescenti;
– condividere il mio tempo e le mie risorse materiali, coltivando la generosità, allo scopo di porre fine all’esclusione, all’ingiustizia e all’oppressione politica ed economica;
– difendere la libertà di espressione e la diversità culturale, privilegiando sempre l’ascolto e il dialogo senza cedere al fanatismo, alla maldicenza e al rifiuto degli altri;
– promuovere un consumo responsabile e un modo di sviluppo che tengano conto dell’importanza di tutte le forme di vita e preservino l’equilibrio delle risorse naturali del pianeta;
– contribuire allo sviluppo della mia comunità, con la piena partecipazione delle donne e nel rispetto dei principi democratici, al fine di creare, insieme, nuove forme di solidarietà».

Grazie, caro Cosimo, per aver speso tutta una vita in questa direzione. Ti sia lieve la terra”.

Il 5 gennaio è venuto a mancare Cosimo Scaglioso,  professore emerito di Pedagogia generale, direttore del Centro di ricerca e sperimentazione di educazione permanente – CeRSDEP e preside della Facoltà Lingua e Cultura Italiana del nostro ateneo dal 1996 al 1997; Scaglioso è stato inoltre consigliere comunale a Siena negli anni Settanta e senatore della Repubblica dal 1994 al 1996. Pubblichiamo qui il ricordo del rettore Tomaso Montanari:

“Sono molte le ragioni per cui vorrei celebrare la figura di Cosimo Scaglioso, esprimendogli gratitudine – a nome mio personale, e di tutta la comunità accademica della Stranieri.
Non ho fatto in tempo a conoscerlo come docente in servizio, né come preside, ruolo nel quale ebbe modo di servire con dedizione l’istituzione universitaria. L’ho però conosciuto come cittadino della Repubblica ancora visceralmente sollecito del bene comune. Scaglioso aveva avuto modo di esprimere al massimo livello possibile il suo impegno per la polis, come senatore della Repubblica. Ma anche dopo la fine di quell’alto incarico non aveva mai cessato di lavorare all’attuazione del progetto costituzionale, in coerenza con i suoi personali valori, quelli di un cristianesimo sociale particolarmente attento alla pace tra i popoli, alla giustizia economica, all’eguaglianza sostanziale. Valori la cui sistematica negazione attuale ci fa sentire oggi ancora più cari, e urgenti.

Conoscendolo in questa veste, l’ho in fondo potuto conoscere anche come ricercatore e docente, perché lo sguardo politico di Cosimo Scaglioso è sempre stato inseparabile dallo sguardo del pedagogista. Di chi era convinto, con don Lorenzo Milani, che solo l’istruzione, l’alfabetizzazione, la lettura e la scrittura avrebbero potuto liberare davvero le classi subalterne. Una grande questione che oggi, con l’avvento di un nuovo analfabetismo di massa a trazione digitale, è forse la più urgente. Perché è da essa che dipende la sopravvivenza stessa della nostra civiltà.

Infine, vorrei ricordare l’amico Cosimo con le sue stesse parole, quelle con cui scelse di chiudere un suo bell’intervento del 2002, pubblicato in un volume promosso dalla Regione Toscana, e curato da lui stesso, dal titolo La pace come progetto di scuola. Itinerari culturali e pratiche didattiche. Ho scelto queste parole perché hanno, sì, il sapore, che oggi ci pare amaro, del congedo ma anche quello di una apertura al futuro che passi attraverso un impegno in prima persona:

«A chiusura di questa nota per sancire anche personalmente una scelta e un impegno che mi auguro possano essere di tutti, ripropongo il Manifesto 2000. Pour une culture de la paix e de la non-violence redatto in occasione dell’Anno internazionale della cultura della pace, da un gruppo di personalità insignite del premio Nobel per la pace, al quale dichiaro la mia adesione:
Cosciente della mia parte di responsabilità di fronte al futuro dell’umanità, e in particolare dei bambini di oggi e di domani, mi impegno, nella vita quotidiana, in famiglia, al lavoro, nella mia comunità, nel mio paese e nella mia regione a:
– rispettare la vita e la dignità di ogni essere umano senza alcuna discriminazione né pregiudizio;
– praticare la non-violenza attiva, rifiutando la violenza in tutte le sue forme: fisica, sessuale, psicologica, economica e sociale, in particolare nei confronti dei più deboli e vulnerabili, come i bambini e gli adolescenti;
– condividere il mio tempo e le mie risorse materiali, coltivando la generosità, allo scopo di porre fine all’esclusione, all’ingiustizia e all’oppressione politica ed economica;
– difendere la libertà di espressione e la diversità culturale, privilegiando sempre l’ascolto e il dialogo senza cedere al fanatismo, alla maldicenza e al rifiuto degli altri;
– promuovere un consumo responsabile e un modo di sviluppo che tengano conto dell’importanza di tutte le forme di vita e preservino l’equilibrio delle risorse naturali del pianeta;
– contribuire allo sviluppo della mia comunità, con la piena partecipazione delle donne e nel rispetto dei principi democratici, al fine di creare, insieme, nuove forme di solidarietà».

Grazie, caro Cosimo, per aver speso tutta una vita in questa direzione. Ti sia lieve la terra”.